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Asana

GLI ÂSANA

valeasanaII termine âsana significa, letteralmente, “posizione seduta” o semplicemente “posizione”: esso indica una postura corporea che contribuisce alla stabilità fisica e mentale e produce un senso di benessere

Generalmente il termine âsana è tradotto con la parola “posizione”: troviamo quindi espressioni come “posizione del guerriero”, “posizione della locusta”, “posizione dell’aratro”, ecc. È vero che molti âsana consistono in una determinata postura, di cui possiedono le caratteristiche, tuttavia gli âsana si differenziano dalle semplici posizioni per diversi aspetti, per cui il termine “posizione” non spiega completamente il significato del termine âsana.

In una qualunque “posizione”, anche se viene mantenuta senza grande sforzo, non vi è alcuna considerazione dell’atteggiamento mentale: questo può variare, nelle diverse posizioni. Ad esempio, ci rilassiamo comodamente seduti sul divano, eppure può capitarci che, nonostante la confortevole posizione, siamo mentalmente turbati e agitati, a causa di un certo flusso di pensieri.

Il processo del pensiero non è consentito durante la pratica degli âsana: è invece indicato un genere particolare di consapevolezza durante il mantenimento dell’âsana stesso (ad esempio l’attenzione sul respiro), che fa sì che possano essere evitate interferenze dovute all’attività mentale. Nessun ulteriore movimento (eccetto quello necessario per il conseguimento dell’âsana) viene imposto al corpo, ed anche il movimento per assumere l’âsana e per uscire dall’asana viene effettuato in una maniera particolare, cioè lentamente e con dolcezza. Al contrario, i movimenti per assumere una comune posizione corporea non sono così importanti e possono essere effettuati in un modo qualsiasi. Negli âsana, invece, è richiesto un allenamento specifico tanto sul piano fisico quanto su quello mentale.

Qualche volta il termine âsana viene tradotto con “posa”, ma questa parola non è adatta a spiegare che cos’è un âsana. Una “posa” non è una posizione naturale del corpo: essa può essere una posizione artificiosa che si assume per esprimere un’emozione o un pensiero.

Gli âsana, al contrario, non devono “esprimere” nulla: anche sul volto non vi è alcuna “espressione” durante la pratica degli âsana. Una “posa”, assunta per qualche secondo, può condurre ad uno sforzo fisico e mentale. Gli âsana non producono stanchezza a nessun livello: al contrario, si deve provare una sensazione di benessere anche dopo che la seduta è terminata.

Un altro termine che viene riferito agli âsana è “esercizio”. Questo però non è corretto: un âsana non è un semplice esercizio fisico. L’esercizio fisico comporta stanchezza dovuta allo sforzo, come avviene nel body-building. Si tratta spesso di movimenti rapidi e forzati, eseguiti ripetutamente, di tutto il corpo o di parte di esso. Gli âsana, al contrario, sono prevalentemente di natura statica: non sono quindi previsti né tensione né affaticamento muscolare

La postura richiesta da un determinato âsana deve essere raggiunta gradualmente e lentamente, deve quindi essere mantenuta restando immobili, infine deve essere abbandonata adagio e in maniera armonica, con dolcezza di movimenti. Nei diversi âsana tutto il corpo e la mente vengono sottoposti ad un allenamento graduale, attraverso particolari meccanismi neuromuscolari coinvolti nell’esecuzione: questo favorisce gradualmente alcuni specifici cambiamenti nell’intera personalità dell’individuo.

Ciò che che è fondamentale, dunque, è il modello posturale che l’âsana implica: ad esso compete la funzione di educare il corpo e la mente, preparandoli alle pratiche yogiche più avanzate, cioè prânâyâma(pratica del respiro), dhâranâ (concentrazione) e dhyâna (meditazione)..

Ogni âsana implica due fasi: (a) fase dinamica; (b) fase statica. Nell’esecuzione dell’âsana un certo movimento è indispensabile, tanto per assumere l’âsana quanto per ritornare alla posizione iniziale. Questi movimenti, come si è detto, devono essere lenti, sicuri, dolci e senza scatti, in modo che non vi siano tensione o sforzo. Il respiro deve restare normale: negli âsana non vi è controllo volontario del respiro. Di norma è il corpo stesso a trovare il giusto ritmo respiratorio durante la fase di movimento.

Per quanto riguarda la fase statica, una volta che la postura è stata assunta, essa deve essere mantenuta restando immobili per un certo tempo, senza sforzo o disagio: in nessuna parte del corpo devono esservi dolore o tensioni anomale. In questa fase, tuttavia, è richiesta la consapevolezza del respiro, ovvero la concentrazione sull’immagine mentale di un vasto oceano, in modo da evitare che la mente sia disturbata dal flusso dei pensieri o da una qualsiasi emozione. Al termine della fase di mantenimento si esce dall’âsana in modo lento e graduale.

Caratteristiche degli âsana

Patañjali enuncia in tre brevi aforismi i princìpi su cui si fondano gli âsana, e il processo attraverso il quale se ne ottengono gli effetti.

sthirasukham âsanam

“La postura deve essere stabile e piacevole.”

Questo aforisma esprimele caratteristiche principali di un âsana: Dichiara infatti che esso deve contribuire a produrre “stabilità” e un senso di benessere. Il termine “stabilità”, in questo caso, non significa soltanto stabilità della posizione, ma si riferisce alla stabilità del corpo e della mente intesi come un tutto. Infatti, anche se si è “stabili” sul piano fisico, è possibile rimanere instabili sul piano mentale a causa di qualche pensiero disturbante. Quando invece la stabilità fisica è unita a quella mentale, allora si può realizzare un vero stato di benessere.

prayatnashaithilyânantasamâpattibhyâm

“grazie al rilassamento dello sforzo e all’incontro con l’infinito.”

Questo aforisma ci dice come può essere raggiunta la condizione precedentemente descritta: L’abbandono di ogni sforzo e la contemplazione dell’infinito sono le due vie che conducono alla meta individuata. In altre parole, uno stato di rilassamento, cioè una condizione priva di sforzo durante il mantenimento dell’âsana, rende la mente libera e le consente di fissarsi sull’infinito. Non è ammessa quindi alcuna attività mentale che possa dar corso a processi di pensiero e provocare uno stato di tensione. La mente viene quindi ritratta dal corpo e spostata sull’infinito, sicché la sensazione del corpo viene meno e ci si dimentica del corpo stesso

Inizialmente, tutto questo non è facile, a causa sia delle resistenze che il corpo stesso pone, sia per l’abitudine che la mente ha di vagabondare. È quindi indicato coltivare un sentimento “oceanico” (mahâhradânusamdhâna), ossia percepire se stessi come una goccia d’acqua nel vasto oceano dell’essere, durante il mantenimento dell’âsana. Questo contribuirà a rilassare corpo e la mente, lasciando cadere ogni sforzo volontario, ed eliminando ogni tensione nei muscoli, nei legamenti delle giunture e nei tendini.

Un’ altra indicazione preziosa invita a porre l’ attenzione al flusso del respiro, tanto nell’inspirazione quanto nell’espirazione, nel punto in cui entra ed esce dalle narici. Una tale consapevolezza del respiro aiuta anche a rilassarsi correttamente durante la posizione finale dell’âsana. Quindi, l’assenza di sforzo, la facilità di esecuzione e la mancanza di tensioni, unitamente ad una certa consapevolezza, rappresentano le caratteristiche degli âsana.

tato dvandvânabhighâtah

“Di qui il non esser più colpiti dalle coppie di opposti”

Questo in realtà è il risultato speciale della pratica degli âsana. Quando i princìpi di cui si è parlato vengono seguiti durante la pratica, non vi è conflitto tra i due opposti: al contrario, essi operano in reciproca coordinazione. Dal punto di vista fisico, questi due opposti possono essere ad esempio due tipi di impulsi nervosi, come gli impulsi effettori e inibitori, oppure l’attività simpatica e parasimpatica. Queste funzioni opposte si ritrovano in ogni apparato del corpo: un’attività armonica del corpo e della mente dipende da un’equilibrata reciprocità tra le due opposte funzioni. Di conseguenza, se gli âsana sono eseguiti in modo corretto, non vi è conflitto fra i processi interni.

Ma possiamo aggiungere e ricordare che la parola yoga significa UNIONE, unione con ciò che veramente siamo, la nostra Luce originaria, e quindi la cessazione di ogni conflitto tra le due parti opposte, positiva e negativa, che si esprimono dentro di noi in questa dimensione materiale.

INDICAZIONI PRATICHE

Nella pratica degli âsana, è importante tenere conto dei propri limiti, dovuti ai fattori dell’età, del sesso, condizioni fisiche (ipertoniche o ipotoniche), rigidità o elasticità delle articolazioni, ecc. E’ opportuno evitare di sottoporre una qualsiasi parte del corpo a eccessivi stiramenti o pressioni nel tentativo di imitare alla perfezione il modello posturale dell’âsana; questi incauti comportamenti possono causare strappi muscolari e danni alle articolazioni o quanto meno forte dolore. Gli âsana non devono mai essere praticati con spirito competitivo, né si devono compiere sforzi violenti per conseguire lo stadio finale della postura. Una tensione non dolorosa è il limite normale da tener presente nei movimenti dell’âsana, in modo da avvicinarsi con gradualità, giorno dopo giorno, al modello posturale corretto.заказ контентасекция бокса в люблинозанзибар туроператор