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Lo Yoga del Suono

 Kirtan

 

saraswati 12

Le parole del Maestro O. M. Aivanhov:

Le creature angeliche apprezzano l’armonia e sono attratte dalla musica e dal canto. E’ una credenza che ha la sua origine in tempi molto lontani. Per quanto si torni indietro nella storia degli uomini, la musica e il canto hanno sempre accompagnato le cerimonie sacre. Le entità  celesti amano la musica, esse stesse sono musica. Per questo tanti pittori hanno rappresentato il Paradiso popolato di angeli che cantano e suonano strumenti d’ogni genere. Che provengano dagli strumenti o dalle voci, i suoni hanno un potere immenso, non solo perché possono essere graditi all’orecchio, ma anche per la potenza delle vibrazioni che producono. Dobbiamo quindi prendere coscienza dei poteri della musica e cercare il modo di utilizzare le sue vibrazioni che, amplificate dalle sensazioni di chi la suona o l’ascolta, creano un’atmosfera favorevole alla visita delle entità  luminose. Omraam Mikhael Aivanhovangeli che cantano

“I canti mistici che noi eseguiamo con la consapevolezza del loro
potere e con il desiderio di armonizzarci con l’ordine cosmico
attirano gli angeli. Essi si avvicinano e dicono: «Ecco un luogo
per noi». Iniziano allora a stabilirsi nelle regioni superiori
del nostro cervello, portando con sé anche i loro strumenti:
violini, arpe… e uniscono le loro voci alle nostre. Quando
sentono la presenza di quei visitatori regali, le entità oscure
che si aggiravano ancora da quelle parti, capiscono che non c’è
più posto per loro, e si allontanano.
Mi ricordo dell’epoca in cui, nelle città e nei villaggi della
Bulgaria, c’erano ancora musicisti e cantanti di strada. Iangeli cantori
passanti offrivano loro qualche soldo, e a volte una finestra si
apriva lasciando apparire il volto di una bella giovane che
lanciava alcune monete sorridendo. Si tratta di un’immagine di
ciò che avviene nel mondo spirituale: noi cantiamo sotto le
finestre dei palazzi celesti, e gli angeli ci gettano alcune
monete: gioie… luci…”Omraam Mikhaël Aïvanhov

“Quanti uomini e donne amano incontrarsi per cantare insieme!
Sentono che l’armonia che si sforzano di creare tra loro per
eseguire un’opera è benefica, ma sentono inoltre che
quell’armonia li proietta in una dimensione superiore
dell’esistenza. Come è possibile che tutte queste voci di
uomini e donne, che appaiono tanto diverse l’una dall’altra
quando le si ascolta separatamente, si accordino in modo così
meraviglioso quando si riuniscono? Una volta terminata la prova o
il concerto, però, tutti rientrano a casa propria e si lasciano
riprendere dalle solite preoccupazioni meschine, dai soliticoro
vecchi dissidi, dai rancori verso questa o quella persona. Forse
hanno cantato magnificamente, ma non hanno ancora capito in che
cosa debba consistere una corale. Se lo avessero capito,
continuerebbero a cantare in coro anche dopo aver lasciato la
corale.
Che cosa significa? Significa che per tutta la nostra vita,
ovunque ci troviamo, anche da soli a casa nostra, dobbiamo
cantare in coro, far sì che la nostra voce – ossia tutto ciò
che emettiamo come pensieri, sentimenti, desideri ed emozioni –
vibri in armonia con tutta la natura e con gli esseri umani. ”

Omraam Mikhaël Aïvanhov

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om 1

Attraverso il racconto mitologico gli uomini hanno tentato di dare risposte alle grandi domande sulla vita e sull´universo…
Ascoltiamo
Vemu Mukunda,
che durante una delle sue lezioni ci racconta l´inizio dell´universo dal punto di vista della cultura indiana, e di come dal saggio Narada nacque la disciplina di ritorno all’energia primaria attraverso lo Yoga del Suono.

“Nella filosofia Indù esistono dei libri che chiamiamo Scritture (Upanishad, Veda, Puranas), che he ci introducono alla conoscenza dei vari la conoscenza su vari aspetti della mente umana, del corpo umano e di tutta le creazione. Nelle Upanishad ed anche in un particolare Purana, chiamato Devi Purana, si parla dell’inizio della creazione. Secondo questo testo, all’inizio vi era il suono (Shabda): il suo nome era Shabda Brahma. Shabda Brahma generò Swayambu, che in sanscrito significa “Colui che ha creato se stesso per mezzo della sua stessa volontà”, si è autocreato. Da Swayambu ebbero origine: Brahma, Vishnu e Shiva. Brahma è considerato il Creatore; Vishnu è l’Amministratore, quello che conserva, che preserva la creazione; Shiva è il Distruttore, colui che distrugge perché possa esserci una continuazione di energia, un flusso di energia. Dato, però, che queste tre manifestazioni erano maschili, Swayambu generò le corrispondenti polarità femminili: per Brahma è Maha Saraswathi; per Vishnu, Maha Lakshmi; per Shiva, Maha Sakty. Da queste combinazioni, la creazione ha potuto avere inizio. Furono creati esseri umani, animali, fino al più piccolo batterio: ogni cosa cominciò in quel momento.
E come il bambino, quando viene allontanato dalla madre, diventa insicuro, quando la creazione, evolvendosi, si allontanò da Shabda Brahma, si manifestarono i problemi: i fratelli cominciarono a lottare fra di loro e tutto subì la corrosione generata dalla gelosia e dall’odio.
A quel tempo viveva un saggio, chiamato Narada, che era in grado di viaggiare attraverso i 7 mondi della manifestazione (Lokas) ed in questi suoi viaggi ebbe la possibilità di vedere che non c’era armonia in nessun luogo. Allora chiese a Swayambu: “Perché tutti questi esseri, che sono parte di Te, sono in disarmonia?”. E Swayambu rispose: “Perché essi si sono allontanati dall’energia originaria”. “Allora, cosa possiamo fare per ripristinare quell’energia originaria che è il suono?” “Ritornare al suono”. Fu quindi suggerito un sistema di suoni per raggiungere di nuovo lo Shabda Brahma. Questa particolare disciplina per ritornare di nuovo all’energia originaria è chiamata appunto Nada Yoga (Yoga del Suono)”.


Il Maestro Bashir Paolo Ansaloni in concerto al borgo de La Scola esegue i Ragas indiani con il Dilruba

www.astrobashir.com

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Da Web:

Nada Yoga – Lo Yoga del suono
Testi ed immagini compilati e supervisionati da Marco Stefanelli
Il Nada Yoga, lo yoga del suono, è un aspetto dello yoga che utilizza il suono, i mantra e la musica al fine di raggiungere la meta dello yoga: l’integrazione della personalità, la ri-connessione con il Divino e la realizzazione spirituale. Alain Danielou definisce lo yoga “la scienza della reintegrazione totale”. Lo yoga dunque è un’integrazione armoniosa di corpo, mente e spirito. Per conseguire questo obiettivo, lo yoga dispone di molte tecniche psicofisiche, tra cui quelle del Nada Yoga.
Prima di addentrarci nello specifico però è opportuno comprendere che lo yoga è soprattutto uno stile di vita, uno stato di coscienza proteso verso l’unità, l’armonia e l’equilibrio. Nella Bhagavad Gita, infatti, Sri Krishna spiega ad Arjuna:
“Lo yoga non è per chi mangia troppo o troppo poco; non è per chi dorme troppo o troppo poco; lo yoga è la condizione di chi è equilibrato nelle attività quotidiane, nel lavoro e nel riposo. Questo yoga distrugge i conflitti ed elimina la sofferenza”.
Da questi insegnamenti si evince che lo yoga non può essere solamente un insieme di tecniche, pur raffinate che siano. Lo yoga dunque è l’espressione di un’attitudine interiore di equilibrio, di una consapevolezza che abbraccia l’universo intero nell’armonia. Le tecniche dello yoga, come il Nada Yoga, vanno perciò intese come uno strumento per ri-educare la mente e il corpo nel ritrovare la nostra attitudine interiore illuminata della pura consapevolezza.
Le origini
Le radici di quella che oggi viene chiamata “musica classica indiana” si ritrovano nel Sama Veda e in altri testi di epoche più recenti dedicati agli aspetti più tecnici della musica. I Veda sono gli antichi testi sacri indiani che raccolgono l’antica sapienza rivelata tramandata da maestro a discepolo fino ai giorni nostri. In queste sacre scritture sono tramandati molti insegnamenti nei più svariati campi della scienza, ciò che alcuni grandi fisici e scienziati sono giunti oggi ad affermare e confermare con i loro esperimenti di fisica nucleare e quantistica.
I Veda sono composti da quattro libri: Rig Veda, Atharva Veda, Yajur Veda e il Sama Veda da cui trae origine la scienza del suono utilizzato come via di purificazione ed elevazione spirituale. Nel Sama Veda sono raccolti i canti liturgici, gli inni rivolti ai vari aspetti del Divino che si manifesta in infinite forme al fine di divenire accessibile ad ogni persona, secondo i vari livelli di coscienza iniziali e le varie capacità di comprensione.
Nelle Upanishad, letteratura vedica immediatamente posteriore ai Veda, si trovano molti riferimenti al suono primordiale: OM (AUM). OM è anche detto Nada Brahma, cioè suono creatore.
Nella tradizione musicale indiana le melodie (Raga) e i cicli ritmici (Tala) possono provocare svariati tipi di emozioni, reazioni fisiologiche, agire sui fenomeni atmosferici, sono inoltre indicate in determinate stagioni o in differenti periodi del giorno o della notte.
In India esiste tutto l’impianto teorico musicale, codificato da secoli, riguardante l’uso dei suoni, melodie e ritmi collegati a stagioni, orari, stati fisici e psichici e a tutte le circostanze della vita dell’uomo e della Natura, e la pratica musicale è saldamente fissata su questo sistema.
Il prof. Ferrini, ad una sua lezione all’Università di Siena, parla dei Veda e il luogo dell’ascolto:
“I Veda sono per definizione Ascolto. Il loro nome tecnico è Shruti che vuol dire: ciò che si ascolta. Il Veda quindi si ascolta, non si legge, lo si apprende ascoltando. Le Upanishad, che sono il corpo filosofico dei Veda, sono ciò che si ascolta ai piedi del Maestro. L’ascolto ha sicuramente un ruolo di primo piano. Il luogo è l’Atman, il Sé, per dirla in termini junghiani. Le Upanishad dicono che l’orecchio non ascolta, come l’occhio non vede e come la pelle non sente. E’ il Sé ad esserne testimone. Il Sé è immobile, non compie attività. Il luogo dell’ascolto è sicuramente il Sé. E’ anche il luogo dove le dinamiche si mettono in moto e fanno succedere gli accadimenti emozionali. E’ la qualità della coscienza che fa accadere le cose. Nel bene e nel male i filtri del Sé, i filtri mentali, la struttura psichica, possono riflettere dal mondo distorsioni o raggi di luce imperfetti. Il luogo della memoria, dove possono rivivere e vengono evocati e quindi fatti germinare i semi della conoscenza, sia essa artistica, scientifica, filosofica o religiosa, è il Sé, l’unico centro creativo che si manifesta nel mondo attraverso il piano immanente con l’ausilio dell’intelletto, dell’ego, dei sensi. La centrale è il Sé, l’Atman, o il Brahman per utilizzare la terminologia vedica”.
Le principali categorie di suono nei Veda
Nada: indica il suono primordiale, il suono nella sua essenza, energia ed emanazione del Brahman, la potenza creatrice che genera l’universo.
Ci sono scoperte dell’astrofisica moderna che si stanno avvicinando sorprendentemente alle definizioni degli scienziati vedici su questo fenomeno della creazione.
Shabda: significa genericamente “suono”. Accostato alla parola “pramana” (prova), questo termine indica la testimonianza più autorevole sulla realtà, testimonianza che proviene dai Veda, dai Maestri, da altre dimensioni e quindi il suono “udito” dai mistici.
Dhvani: suono proferito e udibile (in opposizione a suono interiore). Ciò che viene insegnato ma non è ancora giunto a destinazione.
Svara: suono specifico delle note musicali. Tono musicale. Ciò che splende di per sé e risuona. Unione di luce e suono.
Shruti: ciò che è stato udito, insegnamento giunto a destinazione. Nel linguaggio musicale definisce i microtoni. Rivelazione, letteratura relativa alla Rivelazione tramandata oralmente da Guru a discepolo (per questo udita, ascoltata).
Questi termini riguardano i diversi aspetti del suono che a loro volta riflettono differenti aspetti dell’estetica musicale, scienza che si occupa delle percezioni ma il cui scopo originario ha la funzione trascendente di portare il soggetto oltre le percezioni sensoriali.
Nada Brahma Yoga
L’antica disciplina indiana del Nada Yoga ci aiuta a scoprire chi siamo veramente dal tono della voce e a liberare, con il canto e con la musica, le emozioni represse.
Sei razionale o intuitivo, estroverso o timido, pigro o dinamico? La risposta è nella voce o meglio nella nota personale. Ad ogni nota personale infatti corrisponde un tipo di personalità. Così il tipo RE è un curioso dotato anche di grande senso pratico, il LA ha la stoffa del manager, il SOL desidera fortemente un amore spirituale. Lo dice il Nada Yoga, o yoga del suono, disciplina che utilizza la vibrazione del suono per aiutare l’uomo a migliorarsi.
Recentemente, a metterlo a punto attingendo alle antichissime tradizioni dei Veda, i testi sacri indiani, è stato un maestro contemporaneo, Vemu Mukunda, fisico nucleare e famoso musicista indiano. Coniugando i suoi studi scientifici con la tradizione millenaria del suo paese ha elaborato una lunga indagine sul corpo umano e le sue risposte fisiche e psichiche al suono, arrivando alla conclusione che ogni essere vivente è un suono. La sua formazione scientifica in fisica nucleare gli ha permesso di sviluppare l’attitudine a verificare sperimentalmente tutto quello che la millenaria tradizione musicale indiana ci ha tramandato. Il suo metodo terapeutico utilizza il suono come fenomeno vibratorio che può agire direttamente su specifici punti del corpo. Questi punti sono collegati a stati emozionali, quindi, il suono utilizzato con attenzione, può indurre modificazioni sia psichiche che fisiche nella direzione desiderata.
La possibilità di indurre trasformazioni nel campo della materia rende questo metodo assai differente dalla moderna musicoterapia del mondo occidentale che invece impiega la musica prevalentemente come strumento di comunicazione, di gioco e di socializzazione. Da qui nasce la necessità di ritornare alla fonte, a Shabda Brahma, il Suono Creatore, con l’aiuto del Nada Yoga. Il principio base del Nada Brahma Yoga, descritto nei testi vedici, afferma che dapprima è necessario purificare la mente riportandola sotto controllo, quindi regolare le percezioni sensorie per avere una vita più armoniosa. Successivamente è possibile irradiare vibrazioni sonore e utilizzare specifici passaggi e determinati movimenti musicali per permettere al paziente di curarsi da solo, aiutando l’autoregolazione dei vari sistemi dell’organismo.
Voce, note e scale delle emozioni
Ogni essere umano, dice Mukunda, raggiunta l’età adulta assume una vibrazione che lo distingue e lo rende nota unica e caratteristica del grande concerto cosmico. Scoprire quale è la propria nota personale (Tonica o Ground Tone) e come vibra dentro il corpo che fa da cassa armonica, aiuta a riarmonizzare le energie per stare meglio nel proprio corpo, nei luoghi e con le persone con cui si vive in tutti gli ambiti, in coppia, in famiglia, sul lavoro. Ma scoprire la propria nota personale o fondamentale vuol dire anche andare alla radice della personalità, scoprirne lati oscuri e sorprendenti. Oltre alle parole infatti la voce nasconde in sé risonanze profonde di ciò che siamo quando siamo realmente noi stessi. E come il corpo anche la voce invia messaggi che vanno al di là delle parole. Basti pensare alla sola intonazione: rotta, spezzata, tremante, è spia di ansia o preoccupazione, mentre un tono rilassato, pacato o brioso trasmette sicurezza, calma interiore o allegria.
Studiando i dati relativi alle frequenze percorse dalla voce di una persona mentre parla, è possibile osservare che tende sempre a parlare attorno ad una determinata frequenza. Si osserva che il tono della voce forma una sorta di melodia, attraversando ripetutamente determinate note, e che ogni individuo tende a ripetere un certo percorso melodico e ad attraversare ripetutamente determinate frequenze. Si nota, infine, che una particolare nota emerge e spicca come elemento centrale. Quindi una persona parla e canta fondandosi su una determinata frequenza che tende a rimanere costante. Un mutamento di questa nota fondamentale si ha quando siamo in presenza di forti emozioni o di agitazione mentale. La nota fondamentale corrisponde al chakra dell’ombelico ed esprime i caratteri generali della persona.
Il maestro H. Mitrà afferma: “La nota fondamentale di una persona rappresenta sotto forma di suono il cordone ombelicale che la collega all’esistenza. Essa definisce che cosa è fondamentale, irrinunciabile, essenziale nella sua vita”
La voce dunque è spia di stati emotivi che, sempre secondo Mukunda, si possono collocare con precisione nei chakra, i centri energetici posti idealmente lungo la colonna vertebrale, dal coccige al centro della testa. Ogni chakra vibra ad una frequenza sempre più alta man mano che si sale dalla base della colonna alla sommità del capo e si comporta un po’ come le corde di una chitarra o di un contrabbasso. Le note più cupe e profonde provengono dalla corda che vibra più lentamente, quelle più acute dalla corda che vibra più velocemente.
In pratica come si fa l’analisi della personalità con lo yoga del suono? La ricerca della nota personale si fa attraverso incontri individuali in un ambiente il più naturale e rilassato possibile. Alla persona si chiede di stare in silenzio per almeno 20-30 minuti prima della seduta, per favorire la concentrazione. Quindi, seduto comodamente davanti all’insegnante, l’interessato comincia a parlare di tutto quanto le passa per la mente mentre un frequenzimetro (FFT) rileva le frequenze della voce. L’importante è concentrarsi sul proprio respiro e di volta in volta sui 3 punti precisi del corpo cioè l’ombelico, il centro del petto e la fronte, dove hanno sede i chakra più importanti, quelli in cui vibra anche la nota cosmica. Entro mezz’ora, al massimo 45 minuti, si può individuare la nota dominante e fare un quadro della personalità. Questo lavoro di ricerca non è però così immediato e facile come potrebbe sembrare, perché possono intervenire elementi di disturbo, per esempio squilibri nel fluire dell’energia della persona che impediscono, deviano o rendono faticosa l’identificazione della nota personale. Poiché questo rappresenta un momento di crescita interiore va guidato, pertanto è sconsigliato qualunque tentativo fai da te: utilizzare note improprie rilevate in modo casuale e approssimativo, può essere persino dannoso creando grossi squilibri nella persona.
La voce cambia in relazione alle diverse esperienze del momento e cambiano anche le sue frequenze. Normalmente la frequenza di una voce condizionata dai vari stati d’animo ha l’estensione di un’ottava musicale. Questa è l’ottava centrale di una serie di tre ottave di risonanza che possiamo trovare nel corpo umano: ottava inferiore dagli alluci all’ombelico, ottava centrale dall’ombelico al centro della fronte (occhio spirituale) e ottava superiore, dall’occhio spirituale alla sommità del capo. Nell’ottava centrale la tonica inferiore produce calma mentale e fisica ed è localizzata in corrispondenza dell’ombelico. La tonica superiore porta serenità spirituale e richiama la consapevolezza in corrispondenza dell’occhio spirituale, al centro della fronte, dove idealmente guardano gli occhi incrociati verso l’alto. Tutte le altre emozioni si collocano tra questi due punti e la frequenza della voce cambia man mano che la consapevolezza si muove da un punto all’altro del corpo. Ascendendo dalla tonica inferiore a quella superiore, lungo lo spettro sonoro di un’ottava, si passerà attraverso 22 punti principali di energia emozionale, chiamati Nadi, che corrispondono ad altrettanti punti nel corpo, e la consapevolezza si muoverà da un’emozione all’altra.
Tutte le cose create, dai fenomeni più grossolani fino ai fenomeni più sottili, come il pensiero, sono in uno stato di perpetuo movimento e tutto ciò che è in movimento emette delle vibrazioni, quindi dei suoni. Nell’essere umano la voce è il canale attraverso il quale la coscienza si manifesta esteriormente; è l’anello di congiunzione fra la mente e le emozioni di una persona a quelli di un’altra. Tutte le cose che vibrano sono sensibili tra di loro, quindi potremmo dire che il suono è l’anello di congiunzione fra tutti i fenomeni. Come le corde di una chitarra che vengono pizzicate vibrano e fanno vibrare la cassa armonica o le corde di un altro strumento, così pure tutte le cose si influenzano a vicenda mediante la legge sottile dello scambio vibratorio. Secondo gli antichi insegnamenti dell’India il più perfetto di tutti gli strumenti è la voce umana. Nessun altro strumento esprime, in modo così perfetto, le sfumature del pensiero e del sentimento. Il cambiamento del più delicato stato d’animo influisce direttamente sulla voce: l’affilato coltello dell’ira, la spumeggiante cadenza di una risata, il tono misero e duro della cupidigia, la dolcezza della compassione. Le parole, più che suono puro, sono lo spirito dell’individuo manifestato a livello materiale di esistenza. Quando le parole sono usate rettamente come espressione cosciente dello spirito, hanno il potere di raggiungere il cuore di ogni cosa, di effettuare ciò che la gente comune definisce “miracoli”.
Certe vibrazioni del pensiero e del sentimento, benché inavvertibili a livello sensoriale, possono essere captate in qualche modo, dato che esse reagiscono a parecchi livelli. Queste vibrazioni unite alla musica, che a sua volta viene saturata con il potere del pensiero, possono influenzare la Natura in tutti i suoi aspetti. Tutta la musica oggettiva si basa sulle “ottave interiori”. Essa può dare dei risultati precisi, non solo di ordine psicologico, ma anche di ordine fisico. Esiste una musica tale da far gelare le acque, come vi è una musica capace di uccidere un uomo all’istante. La leggenda della distruzione delle mura di Gerico con la musica è proprio una leggenda di musica oggettiva. La leggenda di Orfeo è tessuta su tali ricordi perché Orfeo si serviva della musica per insegnare. La musica degli incantatori di serpenti in Oriente è un altro esempio. Spesso non si tratta che di una sola nota, appena modulata e prolungata indefinitamente; in questa semplice nota si sviluppano incessantemente delle “ottave interiori” e, in queste ottave, delle melodie non percepibili dalle orecchie, ma che possono essere sentite nel centro emozionale. E il serpente ode questa musica o, per meglio dire, la sente e le obbedisce.
La voce è il mezzo principale per trasformare i nostri pensieri, suoni, emozioni e sentimenti in forma fisica nel mondo materiale. E’ anche un mezzo di identificazione della persona. La voce fa parte della nostra personalità. Capire a fondo la voce e le sue variazioni è molto importante e può aiutare ad avere autocoscienza e comprensione di come si “muovono” le emozioni.
Il prof. Marco Ferrini parla del potere trasformante della parola e del suo rapporto con il sacro:
“La musicalità strumentale è inferiore rispetto a quella della parola. La verità è musica di per sé, è la musica divina trasformante, che trasforma l’ambiente e le persone. Grandi leader dell’umanità hanno trasformato masse intere con racconti e parabole, metafore. Oggi la musica si consuma, non la si utilizza come un mezzo trascendentale in senso kantiano, ma come uno dei tanti oggetti usa e getta, perciò si è dissacrata, diventata soggetta alla moda, roba da spazzatura. Chi la produce ha abusato della musica, rendendola un oggetto di consumo. La musica serviva per accompagnare un atto sacro, per trasformare in sacro ciò che sacro non era. Era utilizzata come un’astronave per andare in altre dimensioni, in altri livelli di realtà. Ora l’atteggiamento e l’attitudine sono ben diversi ed è evidente che portino a risultati diversi. L’uomo moderno teorizza la musica in modo distratto, mentre fa altre cose, la musica quindi risulta un sovrappiù. E’ come mettersi del profumo banalmente e non invece per andare al matrimonio, al rogo o per un giuramento solenne. Oggi si usa la musica per narcotizzare, stordire, indurre, ipnotizzare. I suoni sono sempre nell’aria, come i colori sono sempre a disposizione sulla tavolozza, ma l’artista che fa con quei suoni una musica celeste, aiuta a trascendere e ci rimanda ad altri mondi, alla gioia essenziale che non dipende dall’esterno ma zampilla naturalmente dal nostro cuore”.
L’antico termine sanscrito “Nada” indica che il suono trae origine dall’unione tra l’energia del respiro (na) e quella del calore (da) ed è proprio l’attrito del fiato contro le corde vocali che fa scaturire la voce. Il primo effetto si ha infatti nell’utilizzo di sistemi e tecniche vocali per attivare un’azione del respiro sull’energia vitale, il Prana. Il secondo effetto è quello dell’attivazione dell’elemento calore, che nei Veda è associato alla coscienza (Cit-Agni). Il suono riesce quindi ad evocare tale energia, il calore percepito durante il canto è un indicatore di questa attivazione. Nel caso di emozioni “trattenute” siamo di fronte ad energia ghiacciata, cristallizzata, in quanto privata della sua forza dinamica, e che è necessario scioglierla ed elaborarla. Sappiamo che parlare dei propri problemi già aiuta a scongelare queste energie bloccate e di conseguenza i sentimenti e le emozioni collegate.
Le emozioni sono paragonabili a onde in quanto energia dinamica attivata dal contatto e dal confronto tra l’individuo e la realtà, e come per le onde, esse non possono essere arrestate o soppresse ma solo trasformate, in caso di necessità. La voce ed il respiro possono essere dei potenti strumenti di trasformazione, liberando i canali dell’energia vitale dalle tossine interiori che oltre a condizionare ed inquinare la mente, possono creare conseguenze negativa anche a livello fisico. Quando il conflitto interiore viene risolto, l’armonia ristabilita si riflette sul piano mentale ed emozionale permettendo anche l’accesso ai piani più elevati dell’essere.
Il processo che porta ai piani elevati dello spirito deve prima armonizzare i piani emozionali e mentali e quant’altro può agitare la psiche. Ecco perché canti e musiche sacre hanno spesso proprietà guaritrici.
Nella tradizione vedica si dice che “una mente pura diventa messaggera degli dei”, e il cavallo alato dei “messaggi divini” è l’intuizione, che però ha necessità di trovare il percorso sgombro da blocchi emozionali per poter raggiungere la mente.
Mente e Nada yoga
Le onde di pressione/rarefazione vengono trasformate in segnale elettrico inviato al cervello e qui convertito in sensazione acustica. Questa sensazione viene chiamata “modello sonoro”. Quando questo modello è formato nel cervello, viene decodificato, trasformato a sua volta in pensiero e immagazzinato nella mente similmente al funzionamento di un computer.  Non necessariamente il modello sonoro che giunge al cervello è trasformato però in tal senso, infatti ascoltando ad esempio una lingua straniera sconosciuta, ciò non avviene. Ci sarebbe bisogno di una traduzione per rendere possibile la decodifica del segnale sonoro. Ci sono infatti svariati modelli di suono, e non tutti possono essere trasformati in pensiero: oltre al caso delle lingue vi possono essere altri suoni (ad es. quelli emessi da un uccello tropicale) che non trovano una comprensione corretta in un altro luogo. Questo perché noi immagazziniamo sempre nella nostra memoria dei modelli di suono attraverso un “processo di identificazione”.
Quando ascoltiamo un miagolio, immediatamente identifichiamo quel suono col gatto con un processo di identificazione del suono e di immagazzinamento nella memoria. Il suono del miagolio del gatto, dunque, raggiunge il cervello ed è istantaneamente decodificato e compreso come suono proveniente da un animale chiamato gatto. Abbiamo così un sistema per decodificare il suono in pensiero: ciò avviene attraverso quella che chiameremo “mente condizionata”. Noi, cioè, condizioniamo la nostra mente a ricevere un suono, ad identificarlo e a  immagazzinarlo. In ogni lingua avviene la stessa cosa: quando un bambino  sente il suono della parola “latte”, un po’ alla volta lo identifica come “cibo”; e così, con  tutte le altre parole, viene a costruirsi un suo vocabolario. E’ questo il  linguaggio che nasce dalla madre, è la cosiddetta madrelingua. Ognuno ha  la sua, e viene costituita attraverso il processo di identificazione.  Andando a scuola e studiando le lingue straniere o altre materie (algebra, fisica, chimica ecc.), si condiziona la mente, ma questa volta attraverso un  processo intellettivo, per capire altri modelli di suono relazionati alla madrelingua. Anche nella fase di identificazione c’era un coinvolgimento dell’intelletto, ma in modo più inconscio, automatico e naturale, di  pertinenza della mente istintiva inconscia. Il processo intellettivo vero e proprio implica una volontarietà diretta e cosciente, ed è una funzione di una mente più evoluta (mente intellettuale).
Pertanto, per la comprensione dei modelli sonori e la formazione di  pensieri, la mente può essere condizionata in due modi: col processo di  identificazione automatico o col processo intellettivo volontario.  Ci sono però altri suoni che non necessitano di alcuna mente condizionata, sono infatti suoni per la mente incondizionata o decondizionata, che non passano attraverso l’intelletto e non devono essere immagazzinati nella mente per essere identificati, ma che hanno un immediato riflesso sulla loro comprensione senza condizionare la mente. Sono suoni molto primitivi e sono il puro riflesso delle emozioni. Senza addentrarci nella complessità che l’argomento richiederebbe, intendiamo per emozione uno stato psichico che viene ad alterare una situazione di equilibrio: vengono prese in considerazione le emozioni fondamentali, le più comuni  (ansia, paura, rabbia, malinconia, tristezza, vergogna ecc.), quelle che stanno alla base dei cosiddetti processi psicosomatici. La disciplina del Nada-Yoga parte da questo principio generale: ai tempi dell’uomo preistorico vi era una mente altamente primitiva, quando un  cavernicolo vedeva un animale, ad es., emetteva un grido, un suono, e tutti  collegavano tale sonorità al cibo. Questo ed altri suoni erano emessi a causa di uno stato emotivo ed erano universali, in quanto valevano in  qualsiasi parte del globo. Con l’inizio delle migrazioni, con lo sviluppo del sistema nervoso e il miglioramento delle facoltà mnemoniche, nacquero le  lingue, col tempo sempre più sofisticate. A tal punto che oggi vi sono  addirittura sensibili differenze tra una città e l’altra di una stessa nazione, i dialetti.
Attualmente, comunque, esistono ancora almeno due suoni incondizionati primitivi uguali in tutto il mondo: la risata e il pianto. Tutti gli altri suoni primitivi sono quasi scomparsi. Dunque, il suono emesso dalle emozioni è un suono puro. Altri suoni, nati  da un processo mentale di identificazione, possono cambiare da luogo a  luogo. Uno dei fondamenti teorici e pratici della concezione musicoterapeutica del Nada-Yoga è quello relativo alla possibilità di porre un soggetto nello stato di “mente incondizionata”, rendendolo calmo e quieto sia mentalmente che fisicamente, e ciò per mezzo del suono.
Il suono udibile, come abbiamo visto, è dovuto ad una vibrazione dell’aria e nella tradizione indiana viene detto Ahata Nada, la musica si basa su questo nada. Questo suono è manifestato dalle vibrazioni naturali mediante urto o sfregamento.
Il suono non manifesto ed impercettibile ai sensi fisici umani, invece, viene detto Anahata Nada e corrisponde ad una vibrazione che non è prodotta da alcun agente fisico in movimento come avviene invece per i suoni udibili. Il pensiero è anahata e per tutti i pensieri esiste un modello sonoro nella mente. Il suono anahata può essere udito o sperimentato mediante la concentrazione sul centro sottile chiamato Anahata Chakra, situato nella regione del cuore: è il chakra che contiene dodici petali e ognuno dei quali ha incisa una delle prime dodici lettere dell’alfabeto Devanagari. E’ anche l’Asana o posizione in cui si dovrebbe adorare Shiva nella forma del Pranava, l’OM.
Secondo il pensiero filosofico hindu ci sono quattro livelli o fasi che riguardano l’emissione del suono: Para, Pasyanthi, Madyama, Vaikari.
Para è la germinazione del pensiero, la fase iniziale del pensiero.
Pasyanthi è la fase successiva alla generazione del pensiero, in una frazione di secondo quel pensiero produce una visione mentale, direttamente o indirettamente collegata ad esso.
Madyama è il livello successivo in cui si ha il passaggio ad una forma acustica, un modello sonoro. Il suono è presente nella mente ma non viene ancora emesso, siamo ancora al  livello del suono inespresso “anahata”.
Vaikari è l’ultima fase in cui, dopo una forte spinta, il suono presente nella mente, viene liberato ed emesso nel mondo esterno divenendo suono udibile “ahata”.
Ogni pensiero ha un’immagine mentale, diretta o indiretta, ma il più delle volte non viene visualizzata. Quando cominciamo a visualizzare l’immagine mentale creata dal pensiero, il nostro pensiero diventa preciso: l’immagine ed il pensiero sono collegati.
Quando pensiamo alle nostre vacanze, un’idea di queste vacanze, un’immagine e poi un suono appaiono nella mente. Se abbiamo necessità di dirlo, allora lo comunichiamo. Noi tutti pensiamo in forma acustica. Non traduciamo però subito in parole qualsiasi suono che parta dalla mente: esterniamo alcuni pensieri mentre altri li tratteniamo perché vogliamo dare una certa immagine di noi stessi. Quale che sia il pensiero che abbiamo, se lo esprimiamo in forma di suono, tutto il mondo saprà cosa siamo, quindi ci autolimitiamo in modo da non esprimere tutte le forme acustiche che abbiamo pensato. Esistono persone che hanno perduto questa facoltà di filtraggio, di supervisione, per cui esternano qualsiasi pensiero immediatamente. A volte vediamo qualcuno che cammina per strada parlando da solo e che noi, generalmente, definiamo “fuori di Sé”, perché ha perduto la facoltà di trattenersi, di supervisionarsi. Questo è il modo in cui il pensiero si proietta nella forma di suono.
Quando parliamo liberiamo delle vibrazioni che colpiscono i nostri timpani, ma il suono va ben oltre. Continuando il suono ad espandersi, la frequenza diventa sempre più piccola. Queste parole diventano frequenze sempre più piccole, si espandono nel cosmo ed entrano in quello che noi chiamiamo Etere o Akasha e lì rimangono. Qualsiasi suono che liberiamo all’inizio è una vibrazione fisica e alla fine diventa una vibrazione cosmica. Per esempio, quando il vento soffia molto forte si ha come un forte massaggio sulla pelle e la nostra mente non è a proprio agio. Quando però il vento si espande in modo leggero e ci accarezza il corpo, allora ci sentiamo bene. Quindi la pressione sul corpo ha un effetto sulla mente.
Una persona equilibrata può controllare e far uscire i suoni (parole) solo quando decide di farlo. Nella fase Madyama abbiamo un pensiero in forma acustica (inespressa): a seconda del pensiero ci sarà una ripercussione sul corpo (aspetto psicosomatico). Un pensiero negativo produrrà un effetto negativo sul corpo. Un pensiero negativo non espresso ha perciò come diretta conseguenza un problema psicosomatico. Questo pensiero negativo deve quindi essere rilasciato, liberato, espresso in qualche modo. Prima di essere liberato però occorre che sia elaborato e ripulito affinché non venga a riversarsi negativamente su altri esseri viventi.
Quando un pensiero di rabbia compare nella mente, si verificano cambiamenti nella sfera fisica: aumento della pressione sanguigna, aumento della temperatura corporea, alterazione del livello degli zuccheri ecc. Il corpo accumula tensioni a livello muscolare, si avvia un processo psicosomatico. Dobbiamo quindi eliminare prima possibile questo pensiero, rilasciandolo o trasformandolo. Se rilasciamo immediatamente l’energia negativa, scaricandola su qualcuno che abbiamo vicino, molto probabilmente inneschiamo un meccanismo senza fine che si ritorcerà su di noi aumentando la rabbia. Sarebbe più utile, quindi, trasformare questa energia da negativa in positiva ed eventualmente eliminarne anche la causa affinché non si ripresenti.
Questi sono i motivi per cui le terapie in oggetto mirano a convertire, a trasformare le energie negative in positive prima di essere liberate all’esterno, oltre che a farci comprendere i meccanismi generativi e le cause, consci ed inconsci. Questo è l’obiettivo principale delle tecniche del Nada Yoga.
Conoscersi
Nella vita pratica che cosa si può scoprire con il Nada Yoga? Per esempio se abbiamo più attitudine ai lavori manuali o a quelli intellettuali, se siamo più autonomi o più dipendenti, se abbiamo la tendenza ad essere severi con noi stessi o indulgenti, se siamo ipercritici o sentimentali, ecc.; e nella vita affettiva se siamo inguaribili romantici o realistici. La ricerca della nota personale è solo il primo passo di un percorso di autoconoscenza molto affascinante. Così, da voci disturbate, gole chiuse, respiri frenati, il terapeuta può scoprire che cosa non funziona e quindi aiutare a liberare le emozioni represse. Per la cura basta cantare o ascoltare musica da soli, in coppia o in gruppo. Il tutto sotto la guida di persone esperte di Nada Yoga che aiutino, attraverso tecniche di canto e di ascolto, a sbloccare le energie negative convertendole in energie positive. Un aumento del nostro stato di consapevolezza che ci preserverà anche da un utilizzo dannoso di suoni e musiche e sarà il nostro campanello d’allarme per evitare situazioni pericolose per la salute. Senza contare l’acquisizione di una miglior sensibilità musicale, di un maggior senso del ritmo e di una maggiore capacità di intonazione se si è stonati.
Per comprendere lo Yoga del suono, è necessaria una pratica personale attenta e una raffinata sensibilità d’ascolto, non solo uditivo; come è stato già detto, bisogna sentire il corpo e sentire come il suono si sposta nel corpo, i punti risonanti, gli ostacoli, le oscillazioni di frequenza e tutte le sfumature che possono schiudersi ad un’attenzione aperta e presente. Lo scopo è di permettere all’energia di trasformarsi secondo il proprio percorso naturale, che passa attraverso tutti gli stati emotivi necessari prima di essere convertita in una pace di ordine più elevato, di natura spirituale e di vibrazione più sottile.
Il professor Marco Ferrini, in una lezione all’Università degli Studi di Siena, definisce così l’ascolto:
“L’ascolto attiene a vari stati di coscienza. Esistono diversi modi di ascoltare. L’ascolto è una modalità dell’essere. Quando noi vogliamo che qualcosa entri profondamente dentro e ci pervada, ascoltiamo in un modo. Quando invece cerchiamo solo un’informazione banale, di limitata utilità, ascoltiamo superficialmente. Se vogliamo cogliere un insegnamento profondo, una verità sulla quale siamo pronti a strutturare la nostra vita, per dare un senso alla nostra esistenza, allora ascoltiamo con differente attitudine. L’ascolto dunque ha varie profondità che corrispondono all’interesse che ci anima. Quando l’interesse è alto, sicuramente l’ascolto è molto profondo. C’è un ascolto di informazioni che vengono dall’esterno, che pur essendo preziose non sono quelle di massimo pregio, quanto invece quelle che provengono dalla nostra interiorità, ascoltando le quali capiamo che cosa veramente ci interessa, quali fra le tante nostre possibilità desideriamo far crescere e quali invece potare, rinunciare, affinché crescano i rami più importanti. Nelle scelte importanti c’è un ascolto profondo e quello della nostra voce interiore è sicuramente l’ascolto più significativo. Purtroppo vediamo che la gente ha perduto non solo l’arte dell’ascolto, ma anche l’opportunità di essere educata ad ascoltare. La preghiera è ascolto, la meditazione è ascolto, più meditiamo in profondità, più ascoltiamo i nostri bisogni veri che sono quelli spirituali, ontologici e un minuto o pochi minuti di questo ascolto possono trasformare la vita e donarci quell’orientamento illuminato che noi cerchiamo da sempre verso la felicità”.

Kirtan è l’abbreviazione della della parola Sankirtan: canto collettivo di Mantra. Kirtan, come il Bhajan è originario dell’ India, utilizza la lingua sanscrita ed ha una struttura musicale molto semplice. La musica può essere di tipo occidentale (legata alle tonalità e all’armonia) o seguire i canoni della musica extraeuropea (legata ai modi delle scale indiane.

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Il kirtan consiste in pratica, nella recita cantata di Mantra con accompagnamento musicale. È una delle tante forme di invocazione o di preghiera quando si ricerca un contatto con l’assoluto o con i regni celestiali dove risiedono le entità perfezionate; troviamo nella nostra cultura qualcosa che si avvicina all’espressività di questo metodo, nei “canti Gregoriani”.

Sia nel Buddismo che nell’Induismo, la pratica del canto e della musica, vengono concepite come una sequenza di suoni emessi attraverso una attenta e studiata selezione di particolari onde e vibrazioni; questa antica tradizione, che è comune a tante culture,utilizza questo mezzo espressivo per suscitare sentimenti ed emozioni nell’individuo per elevarlo verso i piani spirituali, diventando non più perfomance artistica, ma strumento di culto.тиц сайтовфитнес с детской комнатой в братеевоцена сафари африка